martedì 15 agosto 2017

Anatolij Fomenko – La storia è tutta un inganno?

Se l’ipotesi di Fomenko è che la storia descritta negli annali antichi giunti sino a noi inizi solo a partire dal X secolo e che nulla o ben poco sappiamo di quanto è avvenuto prima, e che la storia attendibile comincia solo dal XVII secolo, perchè anche la storia del XI/XVI necessita di molte correzioni, interessante è vedere le ipotesi talvolta fantasiose che sono nate a partire da quella che è chiamata la Nuova Cronologia.

Se l’ipotesi di Fomenko è che la storia descritta negli annali antichi giunti sino a noi inizi solo a partire dal X secolo e che nulla o ben poco sappiamo di quanto è avvenuto prima, e che la storia attendibile comincia solo dal XVII secolo, perchè anche la storia del XI/XVI necessita di molte correzioni, interessante è vedere le ipotesi talvolta fantasiose che sono nate a partire da quella che è chiamata la Nuova Cronologia.

Ma andiamo con ordine. La prima cosa da sapere è che la cronologia della storia antica e medioevale nella forma in cui ci è pervenuta è stata creata da due studiosi del XVI/XVII secolo: Giuseppe Scaligero, teologo, e Dionigi Petavius, un gesuita anch’egli teologo.
Molte delle date sono riprese, dichiarano i due cronologisti, dalla tradizione ecclesiastica. In particolare il loro riferimento è Eusebio Panfilo del IV secolo e il beato Girolamo. Peccato che di Eusebio vi sia solo una libera traduzione in latino dello stesso Girolamo, dichiara Fomenko. Alcune incongruenze sono state ampiamente documentate: ad esempio una sfasatura di oltre 300 anni tra Alessandro il Macedone e i Sassanidi. A difesa di Fomenko c’è uno scritto del grande Isaac Newton, A short chronicle from the first Memory of Things in Europe to the conquest of Persia by Alexander the Great, dove Newton arriva alla conclusione che una parte della storia dell’Antica Grecia viene anticipata di circa 300 anni e l’antica cronologia egiziana è invece spostata di circa 1800 anni.
Nulla di drammatico se si pensa che nel Vecchio Testamento i patriarchi avevano un periodo di vita alquanto strano secondo i nostri canoni odierni: Matusalemme morì a 969 anni, Noè a 950 e lo stesso vale per gli altri personaggi, salvo il povero Abramo che morì a soli 150 anni. Il tempo doveva essere una variabile alquanto elastica per gli antichi. Anche il tedesco Mommsen, famoso storico, segnala nei suoi studi uno scompenso di almeno 100 anni nella storia di Roma ai tempi dei sette re…
D’altronde la storia tradizionale romana è giunta sino a noi prevalentemente tramite la Storia di Tito Livio. Ebbene, dichiara Fomenko, dei suoi 144 libri ne sono conosciuti solo 35 e la prima pubblicazione della sua opera risale al 1469.
La Storia di Erodoto sull’Egitto contiene errori clamorosi e Fomenko calcola una sfasatura temporale di almeno 1200 anni. Sembra che la celebre storia antica di Cornelio Tacito sia invece penna dell’umanista Poggio Bracciolini (a detta degli storici Hochart e Ross in una loro ricerca pubblicata) e fu lo stesso Poggio a scoprire le opere di Quintiliano, Valerio Flacco e altri, senza che mai siano state rivelate le vicende dei ritrovamenti.
Anche per il pensiero greco vi è il dubbio che la maggior parte delle scoperte di manoscritti sia coevo all’arrivo in Italia dei famosi umanisti bizantini Crisolora, Pletone e Bessarione. Quindi, insinua il dubbio il Fomenko, il nostro sapere sul mondo greco è costituito da elenchi bizantini preparati 500/1500 anni dopo la morte degli autori.
Anche nell’esemplare più recente de La guerra di Tucidide il Codex Laurentinianum è fatto risalire al X secolo. All’epoca di Tucidide, commenta Fomenko, in Mesopotamia si scriveva incidendo tavolette di argilla e i Greci non conoscevano ancora la carta.
E qui Fomenko lancia una prima ipotesi clamorosa: l’antico Platone, ma anche il famoso neoplatonico romano Plotino, non sono altro che la stessa persona, e cioè un Pletone del XV secolo, e con lui la comparsa degli scritti storici dei primi due autori. Il nostro autore documenta anche la badda credibilità del metodo di datazione del radiocarbonio applicata a testimonianze recenti.
In particolare Mikahil Zadornov dallo schermo televisivo del canale Rem sta tenedo tutta la Russia incollata alla tv su presunte rivelazioni. Mi ha affascinato una puntata sull’origine slava dei veneti. Il nome “veneti” o “venetici” ricorre frequentemente nelle fonti classiche. Erodoto li ricorda come tribù illirica, Cesare narra di aver sottomesso i Veneti dell’Armorica (Bretagna), Plinio il vecchio localizza i Venedi lungo la Vistola e infine Venetulani sono un popolo laziale citato da Plinio il Vecchio.
Facile fare confusione: l’etnonimo ha una radice indoeuropea molto diffusa “wen”, cioè amare. Vero che nei villaggi terramaricoli sono state rintracciate pietre colorate in pasta vitrea provenienti dal Caucaso, vero che le situle venete sono molto simili ai manufatti centroeuropei, vero il primato veneto del cavallo, ma si potrebbe sostenere che questi fenomeni siano frutto di scambi commerciali fra i popoli.Eppure lo studioso Lawrence Sudbury sostiene chiaramente che il primo movimento migratorio dalle paludi del Prip’at (odierna Polonia), luogo d’origine degli slavi (Francesco Villar Gli indoeuropei e l’origine dell’Europa, edizione Il Mulino), avvenne in un periodo di crisi alimentare nel I millennio a.C. e portò gli slavi a una lunga marcia migratoria verso il sud finendo per stanziarsi proprio in Veneto. Qui si fuse in un paio di secoli con la popolazione locale.
Anche Wikipedia accoglie questa teoria e cita una probabile corrente migratoria intorno al XV secolo a.C. Gli estensori della Nuova Cronologia arrivarono a sostenere che la scrittura protoveneta è decifrabile con il cirillico come avrebbe fatto già nel 1825 a Varsavia il filologo italiano Sebastiano Ciampi, e propongono una lettura delle iscrizioni esposte nel Museo di Quarto d’Altino e, fatto ancora più clamoroso e forse provocatorio, che i pali su cui è stata fondata la prima Venezia provengono da larici siberiani il cui alto contenuto di ferro permette una “pietrificazione” del tronco in acqua.
A questo punto inizio a preoccuparmi per l’amico Oliviero Toscani. Il protettore di tutti gli slavi. Vladimir Putin è sicuramente più temibile della Liga Veneta.
Mikhail Nikolayevich Zadornov è un brillante scrittore russo, laureatosi in ingegneria all’istituto dell’Aviazione di Mosca ma da sempre dedicato alla scrittura, soprattutto satirica, e alla Tv. Suo tema preferito è la storia russa. Fautore delle ipotesi del linguista Valery Chudinov che sostiene che il russo nasca dal sanscrito vedico e dall’etrusco.

                                                                                                                          Loris Casadei


FLASH DRAGON  UNFUTURO TUTTO A COLORI CLICCA QUI PER L'ARTICOLO COMPLETO